Aggiornamento sul West Nile Virus

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Il virus della Febbre del Nilo Occidentale (WNV) è trasmesso all’uomo prevalentemente attraverso la puntura di zanzare del genere Culex (zanzara comune), che si infettano da serbatoi animali (uccelli selvatici). Gli umani rappresentano, come i cavalli, gli ospiti terminali del ciclo di trasmissione, poiché non trasmettono la malattia a loro volta. La trasmissione interumana non è possibile, se non attraverso trasfusioni di sangue e trapianti d’organo o in gravidanza. Il cambiamento climatico ha creato condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare e quindi alla diffusione del virus, ormai endemico in Italia. Circa l’80% delle persone infette non sviluppa sintomi che, nel restante 20% dei contagiati, contemplano febbre, cefalea, artro-mialgie, vomito, diarrea, rash maculo-papulare, astenia e richiedono solo una terapia sintomatica, come per le forme influenzali e simil-influenzali. Solo meno dell’1% delle persone infette sviluppa una malattia neuroinvasiva, ad alta letalità (15-20%): sono a rischio anziani e persone fragili. In assenza di un vaccino, l’unica precauzione è la lotta alle zanzare. Ogni 30.000 zanzare, una può portare il virus. La diagnosi, nei casi sospetti, si effettua attraverso la ricerca delle IgM anti-WNV su sangue. Per le donazioni di sangue, nelle province dove è stata certificata la presenza del virus vengono eseguiti sulle sacche i test per escludere la presenza del virus, mentre sono previste sospensioni temporanee di 28 giorni per quei donatori provenienti da un’area interessata dalla circolazione del virus che si rechino a donare in aree non interessate, nelle quali il test non è ancora stato adottato. L’Istituto superiore di sanità ha messo in atto un’accurata sorveglianza che coinvolge tutti i professionisti sanitari. L’Italia, purtroppo, è il Paese europeo più colpito. In conclusione, questa stagione si presenta ad alta diffusione del WNV, ma il rischio di complicazioni è limitato ai soggetti più fragili.

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