Autolesionismo e suicidio nei ragazzi. L’allarme dei Neuropsichiatri infantili

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Secondo l’Oms, ogni anno nel mondo si tolgono la vita più di 700 mila persone e oltre 150 mila in Europa, ovvero quasi 400 suicidi al giorno, di cui 4. 000 ogni anno solo in Italia.

Il suicidio è oggi la principale causa di morte in Europa tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, la seconda in Italia dopo gli incidenti stradali.

La Sinpia, Società Infantile di Neuropsichiatria infantile raccomanda attenzione ai campanelli di allarme: i comportamenti autolesivi, soprattutto se si presentano con manifestazioni gravi, ripetute e prolungate nel tempo; i disturbi di tipo depressivo, o altre condizioni psichiatriche quali disturbi bipolari, disturbi di personalità (in particolare borderline e narcisistico), disturbo d’ansia generalizzata e attacchi di panico.

L’autolesionismo colpisce in Europa circa 1 adolescente su 5. Sebbene suicidalità e autolesionismo non suicidario siano fenomeni distinti, esiste una correlazione: le persone che adottano comportamenti autolesivi hanno una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita.

Un concetto distinto è la parasuicidalità: comportamenti privi di una reale volontà di morire. Numerose ricerche hanno evidenziato come l’impulsività rappresenti un fattore chiave nel comportamento suicidario durante l’adolescenza, con una stretta correlazione tra questa caratteristica e i tentativi concreti di suicidio, aumentando la vulnerabilità a comportamenti autodistruttivi.

Uno dei principali fattori che contribuiscono alla maggiore impulsività in adolescenza è lo sviluppo asincrono del cervello. Il sistema limbico, coinvolto nell’elaborazione delle emozioni e nella ricerca di ricompense immediate, matura precocemente rispetto alle regioni corticali prefrontali, deputate al controllo cognitivo e alla regolazione degli impulsi.

Questo squilibrio neurobiologico porta a una difficoltà nel valutare le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni e aumenta la propensione a comportamenti impulsivi e rischiosi.

Inoltre, l’aumento della plasticità cerebrale in questa fase di sviluppo rende l’adolescente particolarmente suscettibile a influenze ambientali e sociali, amplificando ulteriormente il rischio di comportamenti pericolosi.

Sebbene un maggior rischio di comportamenti suicidari sia riscontrabile in diverse patologie psichiatriche, non è raro in adolescenza che una profonda crisi nel proprio percorso evolutivo generi un dolore psichico intollerabile tanto da far apparire la morte come l’unica possibile soluzione.

Una assoluta “assenza di speranza” come perdita di fiducia nella possibilità di risolvere i problemi e l’adozione di uno stile di difesa evitante sono mediatori del suicidio adolescenziale.

Negli ultimi anni si è assistito a una significativa anticipazione di pensieri e comportamenti di matrice anti-conservativa, già nella preadolescenza. La prevenzione inizia nell’infanzia e deve coinvolgere mondo sanitario, scuole, famiglie, comunità, società, media e Istituzioni: sviluppare il senso di appartenenza alla vita, riconoscere i segnali di allarme, intercettare precocemente il disagio, garantire reti di sostegno efficaci.

Dietro ogni adolescente che pensa di non avere alternative, che immagina di interrompere la sua vita o sente di essere un peso, c’è una domanda inespressa, un bisogno di essere visto e ascoltato.

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