Trascorrere del tempo nella natura, anche solo per pochi minuti, produce cambiamenti misurabili nel cervello che riducono lo stress, ripristinano l’attenzione e calmano il flusso caotico dei pensieri. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
Analizzando un’ampia mole di dati, i ricercatori hanno individuato un vero e proprio “modello a cascata” nella risposta cerebrale alla natura, articolato in quattro passaggi principali. Il primo riguarda l’elaborazione sensoriale: gli ambienti naturali sono ricchi di stimoli sensoriali positivi.
Il secondo passaggio è la stabilizzazione dei sistemi di stress: la frequenza cardiaca rallenta, il respiro si fa più profondo e aree come l’amigdala, coinvolta nella risposta alla minaccia, mostrano una riduzione dell’attività.
Il terzo step riguarda l’attenzione. Con la diminuzione dello stress, l’attenzione focalizzata e diretta ai compiti (quella che utilizziamo per lavorare o studiare) lascia spazio a una modalità più spontanea e rigenerativa, guidata dagli stimoli dell’ambiente. Questo tipo di attenzione, meno forzata, permette un recupero delle risorse mentali.
Infine, si osserva un calo dell’attività nelle reti cerebrali associate alla ruminazione, cioè al pensiero ripetitivo e auto-centrato. In altre parole, il dialogo interno incessante si attenua, favorendo una percezione di sé più calma e meno conflittuale.
Nel complesso, il cervello sembra passare da uno stato di allerta continua a una condizione di maggiore equilibrio e stabilità.
