Da una lettera al settimanale D. repubblica.it, interessanti spunti psicologici del rapporto genitori-figli nell’adolescenza

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La distanza improvvisa, le risposte brevi, le porte socchiuse e il tempo passato in camera non sono necessariamente un segnale di rottura, ma piuttosto un movimento evolutivo. Ci sono momenti nella vita di un genitore in cui, più che il comportamento di un figlio che “fa rumore”, è il terremoto silenzioso che quel comportamento provoca dentro l’adulto: la sensazione di non riconoscere più il figlio che si credeva di conoscere.

Questo passaggio risulta obbligato per ogni genitore. L’adolescenza, infatti, non è soltanto la fase in cui i ragazzi cambiano: è anche il periodo in cui i genitori devono affrontare un lutto simbolico, cioè la perdita del bambino accessibile, raccontante, spontaneamente condivisivo e incluso in un territorio familiare riconoscibile.

L’adolescente che chiude la porta e costruisce il proprio specchio come luogo identitario abita uno spazio che non è più totalmente condivisibile. L’adolescente ha bisogno di sottrarre per costruire, e questa sottrazione, per un genitore affettivamente coinvolto, può essere vissuta come una dolorosa esclusione.

Quando il cambiamento si manifesta anche nel corpo, il senso di spaesamento aumenta: in adolescenza il corpo è il primo laboratorio identitario. Non si tratta soltanto di estetica, ma di sperimentazione, linguaggio e di un modo per dire: “Sto provando a capire chi sono, attraverso ciò che mostro”.

La generazione precedente è cresciuta con codici di appartenenza percepiti come obbligati. Se il figlio rompe quei codici, non sta soltanto scegliendo uno stile: sta mettendo in discussione una grammatica culturale, e ciò può generare attrito interno. Tuttavia, il rischio più rilevante non è avere un disagio interno, ma non riconoscerlo e trasformarlo in giudizio implicito.

Gli adolescenti percepiscono con grande sensibilità i silenzi carichi più delle parole esplicite. Se il genitore apparisse aperto ma, internamente, coltivasse rigidità non elaborata, il figlio lo sentirebbe immediatamente. Il legame non si incrina di solito per un’espressione di smarrimento: si incrina quando un figlio si sente non visto o non accolto.

In alcuni casi, l’adolescenza non richiede genitori perfettamente allineati, ma genitori disposti a restare anche quando non tutto è compreso: è la presenza, più che la coerenza assoluta, a sostenere la relazione.

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