La pratica del depaving, letteralmente “de-pavimentare”, punta a ridurre il cemento e l’asfalto nelle aree urbane, ripristinando il terreno e lasciando spazio a piante, alberi e Natura, per rendere le città più salubri, fresche e sicure. Il depaving risponde a una crescente esigenza di “rinaturalizzare” gli spazi urbani.
L’urbanizzazione massiva ha portato alla cementificazione di vaste aree, riducendo la capacità dei suoli di assorbire l’acqua e aumentando le temperature cittadine. L’asfalto, infatti, trattiene e rilascia calore lentamente, contribuendo all’effetto isola di calore urbano.
Con il depaving, l’acqua piovana può penetrare nel terreno, riducendo il rischio di allagamenti e favorendo la crescita delle piante autoctone che favoriscono la biodiversità, mentre alberi e vegetazione urbana offrono ombra preziosa contro le ondate di calore, oltre a migliorare il benessere psicologico dei cittadini.
Nato a Portland nel 2008 grazie all’associazione Depave, il movimento ha da allora ispirato progetti in tutto il mondo. In Europa, alcune città hanno iniziato ad adottare il depaving come parte delle strategie di adattamento climatico. In Italia, anche Milano sta sperimentando il depaving.
