Disturbi dell’alimentazione sottostimati nei maschi

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I dati epidemiologici dicono che circa il 9% della popolazione mondiale ha sofferto, almeno una volta nella vita, di un DNA (Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione), come anoressia nervosa (AN), bulimia nervosa (BN), binge eating disorder (BED) e ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo). Dopo la pandemia di Covid-19 si è registrata una tendenza all’aumento di questi disturbi con casi anche a 8-9 anni. Il DNA ha un’origine multifattoriale: genetica, psicologica e sociale. I fattori genetici, seppur importanti, non bastano da soli: è l’ambiente a farli precipitare. Le pressioni iniziano dalla micro-società, ovvero da famiglia e pari. Per quanto riguarda la distribuzione di genere la prevalenza è nettamente maggiore nel genere femminile, con un rapporto di circa 10:1 rispetto ai maschi. Tuttavia, il disturbo alimentare nei maschi è ampiamente sottodimensionato, in parte anche per strumenti diagnostici psicometrici tarati quasi esclusivamente sul modello femminile, es. l’amenorrea o la ricerca di un eccesivo dimagramento. Mentre nei maschi il focus non è sulla magrezza, ma sulla muscolarità estrema e sull’allenamento compulsivo, caratteristiche tipiche della muscle dysmorphia, una forma ancora poco riconosciuta di dismorfismo corporeo. Nei maschi, l’ossessione per l’aumento della massa muscolare, associata a un regime alimentare ipercontrollato e un elevato numero di ore passate in palestra, è un chiaro segnale d’allarme.

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