L’adolescente attraversa un periodo di intensa riorganizzazione identitaria, emotiva e corporea. Quando l’ansia, la pressione scolastica o le tensioni familiari si sommano a una difficoltà nel mettere in parole ciò che si prova, il corpo diventa veicolo privilegiato per esprimere il disagio.
Non si tratta di comportamenti volontari. Il corpo non finge. Piuttosto, reagisce. Secondo un articolo pubblicato su Anales de Pediatría, circa un quarto dei bambini e adolescenti riferisce sintomi fisici che non trovano una spiegazione organica.
In almeno un caso su dieci questi sintomi incidono sulla vita quotidiana: assenze da scuola, isolamento, perdita di motivazione, irritabilità, difficoltà nei rapporti con i coetanei.
Tra i disturbi più rilevanti: le cefalee ricorrenti, i disturbi gastrointestinali funzionali e i dolori muscolari persistenti. In molti casi, l’esordio coincide con momenti specifici: un lutto familiare, un fallimento scolastico, un conflitto non gestito.
La tendenza a osservare il proprio corpo con preoccupazione crescente, spesso amplificata dall’uso dei social media o dal confronto costante con gli altri, contribuisce a mantenere vivo il sintomo.
La cronicizzazione può avvenire, soprattutto se il disagio viene ignorato o minimizzato. Bisogna riconoscere l’urgenza emotiva nascosta dietro i sintomi. Bisogna tradurre il disagio fisico in parole, dare un nome a ciò che si prova, imparare a decifrare il proprio linguaggio emotivo.
Non si tratta di curare un mal di pancia, ma di capire cosa lo mantiene, cosa lo fa riapparire, cosa cerca di comunicare. Il Journal of Adolescent Health segnala un incremento dei disturbi psicologici e psicosomatici tra gli adolescenti tra il 2010 e il 2022, con la pandemia.
