Uno studio che ha analizzato per circa 9 anni i dati di oltre 9,2 milioni di adulti coreani (3,7 milioni di fumatori e il resto non fumatori), pubblicato sulla rivista Nature, dimostra che iniziare a fumare prima dei 20 anni lascia una vera e propria impronta cardiovascolare che è destinata a persistere nel tempo e aumenta in modo significativo rispetto ai non fumatori il rischio di infarto del miocardio (più che raddoppiato) e ictus (di circa l’80%) anche a distanza di decenni. L’analisi mostra anche una chiara relazione dose-risposta: più precoce è l’età di inizio, maggiore è il rischio, indipendentemente dalla quantità totale di sigarette fumate nel corso della vita. L’età di inizio del fumo può dunque pesare quanto, se non più, della quantità totale di sigarette fumate nel corso della vita. Il dato rafforza l’idea che l’adolescenza rappresenti una finestra di vulnerabilità biologica, perché il danno che si produce in quella fase della vita sembra essere solo in parte reversibile, anche dopo aver smesso. Ritardare l’età della prima sigaretta, concludono gli esperti, potrebbe tradursi in un beneficio cardiovascolare enorme su scala di popolazione, riducendo nel lungo periodo infarti, ictus e morti premature.
Jung Hun Koh et al. Early age at smoking initiation is associated with elevated cardiovascular disease and mortality risk in a nationwide population-based cohort. Scientific Reports (Nature), 2026; DOI: 10.1038/s41598-025-88253-4
