In questo articolo gli esperti del gioco d’azzardo patologico — Daniela Capitanucci, psicologa psicoterapeuta, Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI) e presidente di And (Azzardo e Nuove Dipendenze Aps), e Fabio Pellerano, educatore professionale, esperto nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo e saggista — sottolineano che non ha senso parlare di “gioco responsabile” a proposito di gioco d’azzardo, perché può condurre a dipendenza con, molto spesso, conseguenze disastrose a livello personale e familiare.
La letteratura scientifica evidenzia infatti che gli strumenti di “gioco responsabile”, centrati sulla responsabilità dell’utente a contenersi, hanno un livello di efficacia evidence-based modesto o scarso. Risulta inoltre riduttivo restringere la responsabilità solo agli individui che giocano: se davvero si vuole contenere l’impatto nocivo di questa attività, la responsabilità va estesa anche a Stato e industria, anche a scapito dei profitti.
Gli interventi principali, dunque, riguardano anche limitare l’accessibilità e la disponibilità dei prodotti, oltre alla limitazione o al divieto di marketing e pubblicità. “La salute prima del profitto”.
