Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-5, il disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è stato riclassificato da un disturbo del controllo degli impulsi non altrimenti specificato in un disturbo di dipendenza. Attualmente non esiste una stima precisa delle dimensioni del fenomeno in Italia. Dati non recenti del Ministero della Salute stimano che i giocatori a rischio siano dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo “patologici” varia dallo 0,5% al 2,2%. Oggi l’intelligenza artificiale può essere in grado di registrare anomalie nel modo di giocare che identifichino comportamenti a rischio, ad esempio atteggiamenti compulsivi. Il metodo non è infallibile e non è applicabile al gioco fisico: quello nelle sale, nei bar e nelle tabaccherie. Se viene individuato un rischio, il giocatore deve autoescludersi per un periodo. Nel post-pandemia, si è assistito a un aumento dei comportamenti compulsivi legati al gioco. La prevenzione deve iniziare sin dall’infanzia individuando gli atteggiamenti problematici. Importantissima la formazione degli operatori sanitari sul tema. Ogni medico dovrebbe inserire la domanda sul rapporto col gioco ai propri pazienti. Il gioco può essere un passatempo, ma può anche diventare una trappola.
