Uno studio americano pubblicato su Cerebral Cortex che ha analizzato tramite risonanza magnetica funzionale quasi 3mila adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 12 anni suggerisce che livelli più bassi di interazione sociale durante l’adolescenza (poco tempo trascorso con gli amici “in presenza”, mancanza di nuovi legami e relazioni al di fuori del contesto familiare) siano collegati ad alterazioni nello sviluppo del cervello in una gamma molto vasta di reti cerebrali.
Le alterazioni riguardano in particolare le regioni coinvolte nella cognizione sociale (il cosiddetto cervello sociale, collocato in aree specifiche come la corteccia prefrontale mediale, la corteccia cingolata anteriore e l’amigdala, che permette di comprendere e accettare la prospettiva degli altri, interpretare le espressioni emotive e cercare opportunità per creare nuovi legami), oltre a circuiti legati al processo decisionale e alla salute mentale, con conseguenze che possono protrarsi in età adulta.
Alimentare i contatti sociali in adolescenza risulta dunque di cruciale importanza per educare il cervello a gestire le emozioni, le relazioni e la valutazione dei rischi.
Purtroppo, secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), le interazioni fra i ragazzi sono scese dal 53% nel 2006 al 36% del 2022.
Risner M, Stamoulis C. Neural correlates of social withdrawal and preference for solitude in adolescence. Cerebral Cortex, Volume 35, Issue 10, 2025, bhaf260
