Gruppo facebook “Mia moglie”: lo psicologo spiega perché accade.

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Lo scandalo del gruppo facebook “Mia moglie”, attivo dal 2019 con oltre 30mila iscritti, dove erano condivise a loro insaputa foto intime e private di mogli e compagne. Commenta lo psicologo clinico Damiano Rizzi, presidente di Soleterre e dell’Associazione culturale Tiziana Vive onlus: “Si trasforma la partner in ‘cosa’ esibibile, come targa, trofeo, status. L’oggettificazione è il meccanismo psicologico descritto dall’Objectification Theory: quando una persona è ridotta a corpo/immagine, empatia e responsabilità crollano. Chi espone la propria partner mostra tratti narcisistici: ‘Entitlement’ che significa: ‘Mi spetta, ne ho diritto, posso farlo’; ‘Exploitativeness’ che significa sfruttamento dell’altro, usare le persone come mezzi per i propri scopi; ‘narcisismo sessuale’ che significa cercare solo la propria soddisfazione sessuale. Ma anche chi guarda e commenta rafforza l’abuso, lo rende lecito. Il fatto che il fenomeno si verifichi online lo aggrava: l’anonimato permette di nascondere la propria identità, la condivisione è immediata, l’immagine sfugge a ogni controllo. Solo con l’educazione all’affettività e al consenso (che dimezza i comportamenti violenti tra adolescenti, secondo i dati Unesco) si può contrastare la radicata cultura del possesso, che si intreccia con l’individualismo sfrenato e con la perdita del valore morale della dignità umana. Oltre il oltre il 70% delle vittime di revenge porn sviluppa sintomi clinici di ansia e depressione e una su tre mostra segni di disturbo post-traumatico da stress. In Italia, secondo Telefono Rosa, il 58% delle donne vittime di violenza online dichiara di provare senso di colpa. Uno studio dell’Apa (2020) mostra che le vittime di ‘image-based abuse’ hanno livelli di stress post-traumatico paragonabili a chi ha subito violenza sessuale fisica. Il meccanismo degli abusi online è lo stesso alla base di violenza domestica e di genere: la cultura patriarcale, che ha radici precise nel possesso e nel controllo. In Italia nel 75% dei femminicidi la donna aveva già subito forme di controllo, umiliazione o violenza psicologica prima dell’omicidio (Istat, 2023). Il femminicidio è quasi sempre l’ultimo atto di una catena che unisce possesso, narcisismo e sessismo, in un terreno fertile fatto di patriarcato, di normalizzazione della violenza e di una cultura che ancora considera la donna come proprietà dell’uomo”.

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