In compagnia si sta meglio

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Uno studio dell’Università degli Studi di Padova pubblicato su Psychophysiology dimostra che la presenza di un’altra persona riduce l’allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress. Il nostro cervello, quando percepisce una minaccia, attiva risposte automatiche di vigilanza e prepara il corpo all’azione. Ma questa allerta affatica i nostri organi. Se però accanto a noi c’è qualcuno, l’allerta si riduce.

Il supporto sociale funziona dunque da regolatore fisiologico durante uno stress, migliorando salute e benessere. I ricercatori hanno misurato il riflesso di trasalimento (startle reflex), una contrazione muscolare automatica che segue un rumore improvviso e che aumenta quando l’organismo percepisce un pericolo.

Per valutare questo fenomeno, è stato utilizzato il Trier Social Stress Test (TSST), un protocollo standardizzato che induce stress simulando un colloquio di lavoro davanti a una commissione. Le partecipanti, 70 donne, sono state divise in tre gruppi: da sole, insieme al partner romantico oppure accanto a una persona sconosciuta. Durante la prova, i ricercatori hanno misurato la reattività del riflesso di trasalimento attraverso stimoli acustici.

È emerso che stare in compagnia anche di uno sconosciuto riduce la risposta allo stress. I risultati supportano la “Social Baseline Theory”, secondo cui il cervello umano è programmato per funzionare al meglio in presenza di altri, soprattutto nelle situazioni stressanti. Quando siamo soli, il sistema nervoso investe e consuma più risorse, mentre la semplice presenza fisica di un’altra persona agisce come segnale di sicurezza, consentendo una regolazione più efficiente della risposta allo stress.

Per questo isolamento e solitudine sono come fattori di rischio per la salute.

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