Riflessioni sulla bozza del disegno di legge (ddl) “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”, proposto dai ministri Orazio Schillaci (Salute) ed Eugenia Roccella (Famiglia, Natalità e Pari opportunità), in via di approvazione al Parlamento.
Il ddl prende le mosse dalle attuali disposizioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dal parere del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) e dal dibattito internazionale circa l’uso di bloccanti della pubertà (triptorelina) per trattare la Disforia di genere nei giovani, in attesa delle conclusioni del tavolo tecnico ministeriale, istituito dopo l’ispezione al Centro per la disforia di genere dell’Ospedale Careggi di Firenze lo scorso anno. ll testo legislativo considera insieme i bloccanti della pubertà e gli ormoni sessuali, che rappresentano invece due tipi di approcci con funzioni, indicazioni e tempi completamente diversi.
Il percorso individuato nel ddl è irto di ostacoli (esiti documentati dei precedenti percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici, doppio assenso da equipe multidisciplinare locale e comitato etico nazionale pediatrico), con estrema dilatazione dei tempi, senza considerare l’urgenza e la disperazione che possono provare gli adolescenti trans.
Il ddl prevede, inoltre, un registro nazionale che potrebbe essere subito da minori e famiglia come una schedatura ed etichettatura.
Eppure la triptorelina ha dimostrato in studi scientifici di essere molto utile nella protezione delle giovani persone transgender dai rischi per la salute mentale che possono essere molto gravi, fino al suicidio, oltre ad essere prescritta con assoluta sicurezza da decenni per altre condizioni pediatriche, quali la pubertà precoce centrale idiopatica.
