La guerra non è una fiction

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La guerra sta infiammando il mondo. Nell’epoca del digitale, le persone seguono in diretta quanto avviene. Ma c’è il rischio, avverte Adriano Fabris, filosofo e professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa, che bombardamenti ed esplosioni raccontati sui social vengano percepiti dall’opinione pubblica alla stregua di una fiction o di un videogioco, alimentando una neutralizzazione emotiva e l’indifferenza, con conseguente perdita di empatia e di compassione, distacco e disimpegno civile. In questo scenario si rischia di non riconoscere ciò che quelle immagini celano: morti, feriti e tanta sofferenza.

Anche il linguaggio ha un peso. Ogni ideologia bellica si basa sul fatto che la realtà della guerra—la crudeltà, i morti e i disastri che produce—venga in qualche modo devitalizzata e disinnescata nella nostra emotività. Ma oggi, nell’epoca digitale, mentre guardiamo il Tg, ciò che viene mostrato sembra ancora di più una rappresentazione: un’immagine, un film, come quelli che vediamo prima o dopo il telegiornale. Secondo Fabris, stiamo perdendo il sentimento di realtà.

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