La povertà fa ammalare: il circolo vizioso

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Nel Report statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana, “La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas”, emerge l’intersezione tra problemi di salute, povertà economica, precarietà abitativa, solitudine e difficoltà di accesso ai servizi.

Una povertà crescente: nell’ultimo decennio le persone seguite dalla rete Caritas sono cresciute del 48%. Crescono i problemi di salute dei poveri. In Italia quasi 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, nel 2025 hanno rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno, per le difficoltà economiche ma anche difficoltà con le procedure amministrative, gli strumenti digitali di prenotazione, i percorsi di cura. La malattia, a sua volta, può aggravare la povertà, rendendo più difficile lavorare, mantenere una casa, sostenere le spese quotidiane o seguire correttamente le terapie.

La salute mentale appare come una delle aree più connesse con la povertà. La rete Caritas ha attivato nel 2025 oltre 76mila interventi sanitari. La forma di aiuto più frequente è la distribuzione o l’acquisto di farmaci. Seguono le visite mediche, i sussidi per spese sanitarie, le cure odontoiatriche, gli occhiali da vista, le prestazioni infermieristiche, gli esami clinici e i presidi sanitari.

Purtroppo, solo l’8% degli assistiti Caritas risulta seguito dai servizi pubblici territoriali. Le differenze territoriali sono molto marcate: si passa dal 15% del Nord-Est al 10,9% del Nord-Ovest, fino al 5,1% del Centro, all’1,2% del Sud e al 2,1% delle Isole. L’universalismo del Servizio sanitario nazionale non basta se le persone più fragili non riescono ad accedere realmente alle cure.

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