Le età della vita

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Paolo Milone, nel suo libro “Astenersi principianti”, scrive: “La vecchiaia è una successione continua di togliere”. L’invecchiamento, in inglese “ageism”, è un cambiamento non facile da accettare, perché comporta perdite.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di adoperarsi per un invecchiamento sano (“healthy ageing”). Ma James Hillman, psicoterapeuta, scrive: “La patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo”, ossia i preconcetti.

Invecchiare non è una malattia. Bisogna imparare ad “avere cura”, “prendersi cura” della persona, considerata nella sua totalità di corpo, mente, anima, spirito, secondo un approccio olistico che comprende salute, benessere e qualità della vita.

Bisogna trovare la giusta motivazione ogni giorno, come dice Nietzsche: “Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come”. Carl Gustav Jung ha descritto la psicologia del “mattino” e del “pomeriggio” della vita: “La sensazione peggiore che può provare un giovane è l’incapacità di trovare una risposta alla domanda su cosa debba farsene della vita che gli è stata data.

In vecchiaia la sensazione angosciante è, all’opposto: cosa ho fatto della mia vita? ”. Bisogna trovare dentro di sé la saggezza di accettare il passato, il presente e il futuro: “Ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono… ed è per questo che si chiama presente” (dal cartone animato Kung Fu Panda).

Per concludere, le parole di Claude Olievenstein, ne “La scoperta della vecchiaia”: “La vecchiaia non è un naufragio, ma un diverso modo di navigare”.

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