Nascere intersessuali: i genitori tra solitudine e disinformazione

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Quando una coppia annuncia una gravidanza o una nuova nascita, la prima domanda è sempre la stessa: “È un maschio o una femmina?”. Eppure, per certi genitori la risposta a questa domanda non è scontata. Si tratta dei casi di VCS, Variazioni nelle Caratteristiche Sessuali, chiamate anche variazioni Intersex. Intersex è un termine ombrello, sotto cui possono ricadere una serie molto diverse di situazioni che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie di corpo “maschile” o “femminile” e che possono riguardare i genitali esterni, le gonadi, l’apparato riproduttivo, la produzione ormonale, i cromosomi. L’incidenza è pari all’1,9% della popolazione. Alcuni genitori scoprono della variazione sessuale dei loro figli prima del parto, altri, invece, dopo la nascita, altre volte ancora ci si accorge della variazione solo da adulti. Le VCS attengono solo alle caratteristiche fisiche, non hanno a che vedere con orientamento sessuale o identità di genere: le persone intersex possono essere eterosessuali, omosessuali o con altro orientamento, e possono essere a proprio agio con il sesso assegnato alla nascita (cisgender) oppure avere una identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita (transgender). L’ordinamento italiano non riconosce la condizione Intersex e, anche se ci vuole tempo per le analisi e i test genetici che permettono di capire di che tipo di variazione si tratta, la legge spinge perché venga assegnato un sesso preciso in breve tempo, dopo 15 giorni in caso di genitali cosiddetti “ambigui”. I genitori di persone intersex, al momento della registrazione all’anagrafe, prendono una decisione sul sesso da indicare in base alle informazioni che hanno disposizione, ma non è detto che il sesso anagrafico finirà poi per combaciare con l’identità di genere della persona, che andrà ad emergere nel tempo. Il pericolo principale per le persone Intersex è che quando nascono ai genitori vengano proposti degli interventi di “normalizzazione” per modificare le caratteristiche fisiche della persona allo scopo di farla rientrare nelle categorie maschio/femmina. Sono interventi chirurgici irreversibili, rischiosi e non necessari dal punto di vista medico, diffusi a partire dagli anni 50, a fini unicamente estetici che portano a inserire la persona, senza il suo consenso e arbitrariamente, nelle categorie di “maschio” o femmina” in modo da poter indicare il genere nel documento a scapito dell’identità dell’individuo interessato. Si tratta di interventi che fino a non molti anni fa erano indicati nei protocolli medici previsti in caso di VCS e costringono le persone a una medicalizzazione che dura tutta la vita, tra interventi e terapie farmacologiche. Possono provocare cicatrici, dolori, alterazioni ormonali, disforia di genere, incidere negativamente sulla vita sessuale futura e sulla fertilità, ma soprattutto sono fatti senza ragioni strettamente mediche e senza il consenso dei soggetti interessati. In Italia non esiste una legge che vieti questi interventi a differenza di Paesi come la Germania, la Grecia o il Portogallo. In un rapporto del 2013, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha condannato ufficialmente gli interventi chirurgici sui bambini intersessuali. Nel 2016 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazioni genitali intersex. Gli organi delle Nazioni Unite si sono espressi contro tali operazioni più di 50 volte a partire dal 2011 a i governi di Australia, Cile, Finlandia e Sudafrica hanno promosso una storica risoluzione dell’ONU per la “Lotta alla discriminazione, alla violenza e alle pratiche dannose contro le persone intersessuali”. Si tratta della prima risoluzione in assoluto su questo tema: 24 Paesi hanno votato a favore, 23 si sono astenuti e nessuno ha espresso voto contrario. La risoluzione invita tutti gli Stati ONU a “combattere la discriminazione, la violenza e le pratiche dannose contro le persone con variazioni innate nelle caratteristiche sessuali e ad affrontarne le cause profonde”, oltre ad aiutare le persone intersessuali “a realizzare il godimento del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale”. Prevede poi un monitoraggio dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani affinché produca un rapporto “che esamini in dettaglio leggi e politiche discriminatorie, atti di violenza e pratiche dannose contro persone con variazioni innate nelle caratteristiche sessuali, in tutte le regioni del mondo”. Secondo Human Rights Watch si tratta di un’iniziativa importante e innovativa che mostra “una crescente determinazione internazionale nell’affrontare le violazioni dei diritti vissute da persone nate con variazioni nelle loro caratteristiche sessuali”. Nell’articolo qui linkato, 4 mamme dell’associazione “Mai Più Soli”, che raccoglie i genitori delle persone intersessuali, raccontano la loro esperienza. La dimensione delle associazioni risulta importante nel supporto, nella formazione e nella crescita. Il Forum Nazionale VCS cerca di riunire tutte le realtà associative italiane.

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