“Il concetto di trauma: abusi sessuali e disturbi della nutrizione e alimentazione” è l’articolo firmato da Simonetta Marucci sulla Rivista Italiana di Medicina dell’Adolescenza, Volume 23, n. 1, 2025, che è possibile leggere o scaricare sulla sezione RIMA del sito:
I disturbi della nutrizione e alimentazione (DNA, secondo la nuova nomenclatura dei disturbi del comportamento alimentare codificata nel DSM-V) sono condizioni cliniche molto eterogenee, che condividono un alterato food intake con compromissione della salute fisica e psicologica, quale espressione di disregolazione emotiva e comportamentale. La classificazione del DSM-V (APA, 2013) comprende: Anoressia nervosa (AN), Bulimia nervosa (BN), Binge eating disorder (BED), Not otherwise specified eating disorder (NOSFED). Esperienze traumatiche e abusi fisici o sessuali soprattutto se precoci sono stati collegati all’insorgenza di patologie legate al comportamento alimentare. Il paradigma della psiconeuroimmunoendocrinologia (PNEI) rappresenta una chiave di interpretazione dell’influenza di traumi emozionali sul funzionamento del cervello e del significato dei sintomi come risposte adattive finalizzate alla sopravvivenza. Il disturbo si configurerebbe come una strategia “protettiva” in situazioni di sofferenza e di conflitto. Il trauma all’inizio può essere rimosso a causa della intensità dello stimolo emotivo, ma non si cancella, si fissa nell’amigdala, immagazzinato in aree non accessibili alla coscienza, da cui in condizioni di stress può essere involontariamente richiamato e riemergere, anche nel tempo, come autosvalutazione e senso di colpa, con percezioni ed emozioni negative e disfunzionali di sé e del proprio corpo, identificato come causa della sofferenza. La rabbia si rivolge allora contro se stessi. Alla nascita e nel periodo in cui si sviluppano il sistema simbolico e il linguaggio, il bambino va incontro ad importanti esperienze affettive che costituiranno l’essenza della memoria implicita, non cosciente, non verbalizzata. La memoria emotivo-affettiva che elabora a livello inconscio gli stati emozionali dei vissuti è implicata in modo rilevante nel controllo del comportamento emotivo e nella genesi di fobie, paure e traumi. La memoria implicita, istintiva ed immediata, non ha bisogno della mediazione della corteccia e ha sede nell’amigdala, implicata nella riattivazione del ricordo sul piano emotivo e non cognitivo, che spetta invece a ippocampo e corteccia. Esiste poi un complesso di reazioni, di segnali che provengono dal corpo, afferenti prevalentemente alle cortecce prefrontali, appresi con l’esperienza, connessi con l’emozionalità e con i meccanismi del piacere e dolore che prendono il nome di “marcatore somatico”. Essi rafforzano l’attenzione sull’esito positivo o negativo a cui può portare una determinata azione facilitando, quindi, il processo di decisione: il cosiddetto “sesto senso”, il campanello di allarme. I marcatori somatici costituiscono un armamentario neurale utile alla sopravvivenza in quanto permette di evitare il dolore e cercare sensazioni piacevoli. È il corpo quindi a fornire le sensazioni che, dopo aver acquisito una coloritura emozionale, verranno rappresentate nella coscienza. Il controllo del cibo può essere una modalità per evitare il dolore evocato dal richiamo mentale di uno shock. I cambiamenti del corpo che si verificano nella pubertà possono costituire verosimilmente un elemento che ripropone l’ansia provata in epoche precoci. Rifugiarsi in un corpo infantile, senza forme che costituiscano un richiamo sessuale, rappresenta un elemento di difesa nei confronti della possibilità di altri abusi e, nel rifiuto del cibo, si esprime la negazione del mondo esterno che si è rivelato traditore. Anche la scomparsa del ciclo mestruale, sempre presente in questo tipo di patologie, rafforza la negazione della sessualità.
