L’obesità come patologia sociale: colpisce maggiormente individui in condizioni sociali, economiche e ambientali difficili e chi ha un inferiore grado di istruzione. Una realtà che emerge dai dati del 10° Rapporto sull’Obesità in Italia dell’Istituto Auxologico e che conferma che “l’obesità non è una patologia democratica: non colpisce tutte le persone allo stesso modo”, commenta Giancarlo Tonolo, Presidente nazionale della SIMDO (Società Italiana Metabolismo, Diabete e Obesità).
Nella fascia tra i 25 e i 44 anni, la quota di pazienti obesi tra chi ha un basso titolo di studio è quasi tre volte superiore rispetto a quanto riscontrato nella popolazione con una laurea (12,1% contro 3,5%).
È sicuramente più facile e meno costoso mangiare cibo spazzatura che seguire un’alimentazione corretta.
Tra i più giovani l’elemento che influisce maggiormente è la provenienza: in generale oltre un ragazzo su 4 tra i 3 e i 17 anni (26,7%) risulta in eccesso di peso, ma le percentuali più alte si registrano in Campania (36,5%), Calabria (35,8%), Basilicata (35%) e Sicilia (33,8%), con valori che superano di oltre 20 punti percentuali quelli delle aree del Nord. Contano le differenze sistemiche tra Nord e Sud in termini di reddito, ma anche di servizi sanitari territoriali, disponibilità di spazi per l’attività fisica, offerta di mense scolastiche di qualità e programmi educativi dedicati alla nutrizione.
