Proteggersi dal Papillomavirus umano

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L’HPV (Human Papilloma Virus) è tra le infezioni virali più diffuse al mondo: si stima che 4 persone su 5 lo contraggano nel corso della vita. Si trasmette attraverso i rapporti sessuali e rappresenta l’infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale: circa l’80% delle persone sessualmente attive lo contrae almeno una volta nella vita. Il gruppo dei virus HPV comprende sia genotipi ad alto rischio oncogeno, sia genotipi a basso rischio oncogeno, associati a patologie benigne come i condilomi anogenitali.

Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre senza sintomi evidenti, ma può, nel tempo, favorire la comparsa di lesioni precancerose e di tumori correlati. In Italia ogni anno si registrano 5–7mila nuovi casi di tumori correlati al virus HPV e oltre 3.000 decessi. Oltre al tumore della cervice uterina, che da solo registra più di 2.400 nuovi casi e oltre 1.000 morti annue, l’infezione da HPV è responsabile di una quota rilevante di tumori dell’ano, del pene, della vulva e della vagina, dell’orofaringe.

La vaccinazione rappresenta lo strumento di prevenzione primaria contro il Papilloma Virus. Una revisione su 225 ricerche ha dimostrato che il vaccino riduce i tumori cervicali dell’80% nelle persone vaccinate entro i 16 anni, riduce l’incidenza delle lesioni precancerose e non è associato a effetti collaterali a lungo termine. In Italia il vaccino è offerto gratuitamente a partire dal 2007-2008 ai nati dal 1995-1996 in poi di entrambi i sessi ed è inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), anche se con differenze applicative tra le Regioni e in base alle fasce d’età.

Nell’ultimo decennio si è osservata una rilevante riduzione del numero di casi di condilomi, sia in donne che in uomini. Questo risultato rappresenta il primo effetto positivo della campagna vaccinale anti-HPV. Tuttavia le coperture vaccinali restano inferiori ai traguardi internazionali: in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture vaccinali, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia.

La prevenzione secondaria si effettua invece attraverso programmi di screening. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni vengono invitate periodicamente dalle ASL di riferimento a effettuare il prelievo delle cellule del collo dell’utero, utile a individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari o la presenza di infezione da HPV; alle donne che aderiscono allo screening della fascia d’età 25-30 anni viene offerta la vaccinazione contro l’HPV, se non vaccinate in età pediatrica. Poiché la degenerazione delle lesioni è un processo generalmente lento, l’adesione regolare ai programmi di screening consente una prevenzione efficace e completa della malattia.

La strategia più efficace per ridurre il rischio di tumori HPV-correlati è la combinazione tra vaccinazione e screening. Il vaccino, pur altamente efficace, non copre tutti i ceppi oncogeni del virus: per questo la vaccinazione non sostituisce i controlli periodici, che restano fondamentali.

Il piano definito dalla World Health Organization (WHO), noto come strategia “90-70-90”, prevede entro il 2030: vaccinare il 90% delle ragazze entro i 15 anni, garantire al 70% delle donne l’accesso ai programmi di screening cervicale e assicurare al 90% delle pazienti con lesioni precancerose un trattamento adeguato.

La prevenzione non può limitarsi all’offerta sanitaria, ma deve tradursi in un investimento culturale. Informazione scientificamente corretta, progetti nelle scuole, campagne di sensibilizzazione rivolte alle nuove generazioni sono strumenti chiave per costruire consapevolezza. L’obiettivo è promuovere una cultura della salute fondata su conoscenza e responsabilità. La lotta all’HPV passa sì attraverso vaccini e screening, ma anche attraverso una scelta collettiva di attenzione e cura verso il futuro dei giovani. Solo attraverso una forte alleanza tra sistema sanitario, istituzioni, scuola e associazioni sarà possibile avvicinarsi all’obiettivo di eliminare i tumori HPV-correlati. L’HPV rappresenta una sfida di salute globale perché mette alla prova la capacità dei sistemi sanitari di trasformare le evidenze scientifiche in protezione reale per la popolazione. Le evidenze sulla prevenzione sono consolidate; la loro traduzione in benefici concreti dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di garantirne l’attuazione.

È possibile ricevere informazioni chiamando il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse 800 861061 (TV AIDS e IST) dell’Istituto Superiore di Sanità, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 18:00.

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