Rischi di social e smartphone per i minori. Parla Alberto Pellai

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Sui rischi dell’uso precoce di social e smartphone, Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore con Barbara Tamborini del libro “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori, 2025), nel quale viene analizzato l’impatto del digitale sulla crescita emotiva, cognitiva e relazionale di bambini e adolescenti, spiega: “Una ricerca di Demetra e Patti Digitali evidenzia che circa il 90% degli Italiani è favorevole a limitare l’uso di smartphone e social nei minori, sebbene il limite sia difficile da imporre nella relazione educativa dato che i social sono programmati per favorire lo scrolling infinito sfruttando il meccanismo dopaminergico. Ormai sono noti gli effetti dell’uso degli smartphone e dei social sullo sviluppo emotivo e cognitivo di bambini e adolescenti: disregolazione emotiva, disinteresse per il mondo reale, ritardi cognitivi—esempio nei piccoli su competenza linguistica e negli adolescenti ridotto vocabolario—deprivazione del sonno, isolamento sociale, peggioramento scolastico.”

Se guardiamo gli indicatori di salute mentale in età evolutiva, ogni anno sono sempre andati peggiorando dal 2011, cioè da quando sono arrivati gli strumenti digitali portatili a disposizione di tutti gli studenti. Guardando tutto quello che è accaduto alla Generazione Z, i Pediatri consigliano di non possedere uno smartphone sotto i 13 anni compiuti e di non iscriversi a un social media se non si sono già compiuti 16 o addirittura 18 anni.

Importante l’educazione digitale: nel tempo della crescita insegniamo a prevenire il cyberbullismo, a sviluppare il pensiero critico rispetto alla realtà aumentata, al deepfake, a tener conto che l’intelligenza artificiale potrebbe portare fake news. L’esempio degli adulti nell’educazione digitale dei figli è importantissimo.

Tra gli errori più comuni che i genitori fanno nella gestione degli smartphone: usarli come sistema finalizzato a gestire la frustrazione del bambino, una sorta di ciuccio elettronico che però dura per tutta l’età evolutiva; usare gli schermi mentre si è in relazione con i figli; lo sharenting, cioè condividere immagini dei bambini all’interno di social media frequentati dagli adulti; non mettere il Family Link al telefono del figlio; usare la geolocalizzazione continua, per un controllo asfissiante quando il ragazzo è fuori nel mondo reale. A un bambino serve molto di più essere protetto nel mondo virtuale, dove può incontrare un’infinità di rischi, invece che essere così iperprotetto nel mondo reale.

Sembra stia funzionando il divieto degli smartphone in classe. Dovrebbe esserci per il futuro la capacità delle piattaforme di identificare l’età dei propri utenti e fruitori e al tempo stesso da parte dello Stato dovrebbe esserci la definizione di quelle età minime, al di sotto delle quali le piattaforme non sono frequentabili per legge. Questo è quello che per esempio è stato fatto in Australia.

La criticità della legge italiana per come in questo momento viene discussa è che sono previste sanzioni per i genitori, ma i genitori spesso sono parte lesa dalla potenza con cui le piattaforme fanno di tutto per tirare dentro bambini e ragazzi”.

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