Il 75% dei disturbi mentali esordisce prima dei 25 anni e la transizione dai servizi per minori a quelli per adulti rappresenta uno dei momenti più critici dell’intero percorso di cura.
Il passaggio dai servizi di Neuropsichiatria infantile a quelli di cura e assistenza della salute mentale per adulti, in Italia, è complesso e critico, troppo spesso brusco, disorganizzato e alienante.
Tanto che un paziente su due tra adolescenti a giovani adulti abbandona le cure.
Lo segnala la Società Italiana di Psichiatria (SIP) nel suo 30° congresso nazionale, a Bari.
Da uno studio pubblicato sul BMJ Mental Health è emerso che in Italia solo il 12% delle transizioni avvengono con successo, il valore più basso in Europa.
Tale discontinuità assistenziale è causata principalmente da tre fattori: la carenza di servizi specifici per la fase di transizione (carenza di personale e mancanza di una formazione specifica adeguata, che si tramuta in una mancanza di competenze tecnico-specifiche); una netta cesura organizzativa tra la Neuropsichiatria infantile e la Psichiatria dell’adulto; l’applicazione di rigidi cut-off anagrafici che interrompono la continuità delle cure.
La legislazione attuale impone che al compimento dei 18 anni d’età i pazienti perdono il diritto a usufruire delle prestazioni nell’ambito della Neuropsichiatria infantile, tra cui anche la frequentazione dei centri diurni per adolescenti.
Servirebbero percorsi di transizione strutturati, continui e personalizzati, che garantiscano presa in carico, accompagnamento e sostegno alle famiglie.
Le conseguenze della frattura della continuità di cure comportano disorientamento e rischio di abuso di sostanze psicoattive, abbandono scolastico e marginalizzazione.
La SIP sottolinea la necessità di: 1.
Attivare servizi multidisciplinari e multiprofessionali dedicati alla transizione, pensati specificamente per adolescenti e giovani adulti; 2.
Definire linee guida e criteri di accreditamento condivisi tra società scientifiche, per garantire omogeneità e qualità sul territorio nazionale; 3.
Realizzare una formazione condivisa tra la Neuropsichiatria infantile e la Psichiatria dell’adulto per rendere la transizione un processo integrato.
