Sedentarietà, emergenza silenziosa: 1 adulto su 3 e 8 giovani su 10 poco attivi

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Tre studi pubblicati su Nature Health e Nature Medicine evidenziano che i livelli globali di attività fisica non sono migliorati negli ultimi vent’anni. Circa un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non raggiungono la quantità minima di movimento raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): 150 minuti a settimana di attività moderata per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e ragazzi. L’inattività fisica è responsabile di oltre cinque milioni di decessi ogni anno nel mondo, sottolineando l’urgenza di interventi efficaci per la salute pubblica.

Uno studio della University of Texas at Austin analizza dati provenienti da 68 paesi. I risultati mostrano marcate disuguaglianze: l’esercizio fisico ricreativo è più diffuso tra gli uomini ricchi dei Paesi ad alto reddito rispetto alle donne povere nei Paesi a basso reddito (differenza stimata in 40 punti percentuali). Al contrario, l’attività fisica legata al lavoro risulta più comune nelle popolazioni svantaggiate. I ricercatori evidenziano che l’attività fisica previene obesità e malattie cardiometaboliche, rafforza il sistema immunitario, riduce il rischio di infezioni, attenua i sintomi della depressione e contribuisce a migliori esiti oncologici.

Un altro studio, realizzato dalla Auckland University of Technology in Nuova Zelanda, mette in luce come attività quotidiane come camminare o andare in bicicletta possano avere un impatto positivo anche sul clima, favorendo mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.

Infine, il lavoro della University of Texas Health Science Center a Houston analizza le politiche sull’attività fisica di 66 paesi, segnalando la scarsa diffusione di un’adeguata cultura del movimento in grado di contribuire alla salute pubblica su scala globale.

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