Un PDTA per incongruenza e disforia di genere nell’adolescente

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“Creazione e applicazione del PDTA per l’incongruenza e la disforia di genere nell’adolescente nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: Discussione dei casi giunti all’equipe multidisciplinare” è l’articolo originale di Giulio Simeone, Roberto Castello e Rossella Gaudino (presidente SIMA) apparso sulla Rivista Italiana di Medicina dell’Adolescenza, Volume 23, n. 1, 2025.

Alcuni adolescenti con “varianza di genere” (termine ombrello per descrivere identità, espressioni e comportamenti che sono percepiti come diversi rispetto a quello che culturalmente è associato a un determinato genere) o appartenenti al gruppo TGD (“transgender”, ossia con una identità di genere diversa dal sesso attribuito alla nascita, e “gender diverse”, ossia con non-conformità di genere) possono sperimentare “incongruenza di genere” (GI), definita, nell’ICD-11 (International Classification of Diseases 11th Revision) come “l’esperienza marcata e persistente di una persona di un’incompatibilità tra l’identità di genere e il genere che ci si aspetta in base al sesso assegnato alla nascita” o “disforia di genere” (GD) definita dal DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders- 5th Edition) come “disagio o angoscia correlato a un’incongruenza tra l’identità di genere di un individuo e il sesso assegnato alla nascita”. L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona ha messo a punto per gli adolescenti con GI/GD un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) secondo le linee guida della SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologica Pediatrica), gestito da un gruppo multidisciplinare attraverso un approccio terapeutico individualizzato, personalizzato e costruito interamente sulla persona. Quando la disforia di genere sopraggiunge prima dell’arrivo della pubertà è definita early-onset; quando si presenta durante la pubertà o dopo è chiamata late-onset. La maggior parte dei bambini già a partire dall’età di 3 anni riconoscono cosa vuol dire “essere maschio” o “essere femmina” e tra i 5 e i 6 anni individuano la propria identità di genere. La prevalenza della GI tra bambini e adolescenti è tra 1.2% e 2.7%. La maggioranza dei casi infantili non sviluppano GI/GD da adulti, a differenza degli adolescenti. Attualmente si ritiene che l’identità di genere sia determinata da molteplici fattori tra cui l’esposizione del testosterone in utero, l’interazione tra diversi geni e possibilmente variazioni nella morfologia cerebrale. Per determinare l’eleggibilità al trattamento farmacologico con bloccanti ipotalamici (GnRHa) il soggetto preso in carico deve aver raggiunto lo stadio di Tanner 2 e non aver superato la maggiore età e va informato delle opzioni per la conservazione della fertilità futura. Il protocollo prevede somministrazione di triptorelina intramuscolo: 3,75 mg ogni 14 giorni durante il primo mese di trattamento, poi ogni 28 giorni. I possibili effetti collaterali descritti in letteratura sono alterazione della statura, riduzione della densità minerale ossea, impatto sullo sviluppo cognitivo e sulla fertilità. La Terapia affermativa di genere con ormoni sessuali può essere avviata non prima dei 16 anni di età. I possibili effetti collaterali degli estrogeni descritti in letteratura sono eventi trombofilici, ipertrigliceridemia e colelitiasi. I possibili effetti collaterali del testosterone descritti in letteratura sono eritrocitosi e ipertensione arteriosa. Nei soggetti con più di 16 anni e uno stadio Tanner 5, la terapia bloccante ha un’efficacia ridotta ma comunque è di beneficio per l’adolescente. E’ importante la presenza in letteratura di comorbidità psichiatriche anche severe negli adolescenti con GI/GD che vanno valutate accuratamente.

Potete leggere e approfondire l’articolo nella sezione RIMA del sito SIMA:

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