Bambini, adolescenti e schermi digitali: cosa dice la scienza

Negli ultimi anni l’uso di smartphone, tablet, computer, social network, videogiochi e piattaforme streaming è diventato parte integrante della vita di bambini e adolescenti. La ricerca scientifica indica che il digitale non è dannoso di per sé, ma può diventarlo quando sostituisce attività fondamentali per lo sviluppo. I principali rischi associati a un uso eccessivo o non regolato degli schermi sono: riduzione della quantità e della qualità del sonno; diminuzione dell’attività fisica e aumento della sedentarietà; possibili difficoltà cognitive (attenzione, concentrazione, linguaggio, rendimento scolastico); maggior rischio di problemi emotivi/relazionali e psichici (ansia, depressione, isolamento, impulsività).

Non tutti gli usi del digitale sono però negativi. Possono essere utili: contenuti educativi di qualità; attività creative e di apprendimento; comunicazione con familiari e amici; utilizzo condiviso con adulti. Gli esperti ritengono oggi che il semplice conteggio delle ore davanti allo schermo non sia sufficiente per valutare i rischi. Contano soprattutto: l’età del bambino; il tipo di contenuti; il contesto di utilizzo; la supervisione degli adulti; l’impatto su sonno, attività fisica, studio, gioco e relazioni.

Raccomandazioni per età: 0-2 anni: evitare gli schermi, salvo videochiamate occasionali; 2-5 anni: uso limitato, con supervisione adulta e contenuti educativi; evitare schermi durante i pasti e prima di dormire; 6-12 anni: il digitale non deve sostituire sonno, movimento, lettura, gioco e relazioni sociali; Adolescenti: attenzione a social media, privacy, cyberbullismo e contenuti inappropriati; proteggere il sonno evitando dispositivi in camera da letto durante la notte.

Mentre le linee guida americane (American Academy of Pediatrics) e canadesi (Canadian Paediatric Society) privilegiano un approccio personalizzato, in cui conta più la qualità dell’uso che il numero di ore, la Società Italiana di Pediatria adotta una posizione più prudente, con limiti di tempo più precisi e raccomanda: meno di 1 ora al giorno tra 2 e 5 anni; massimo 2 ore al giorno tra 6 e 10 anni; smartphone personale e accesso autonomo a Internet preferibilmente dai 13 anni in poi.

In conclusione, la domanda più importante non è “quanto tempo passa un bambino/adolescente davanti allo schermo?”, ma “come usa quel tempo e cosa sta sacrificando?”. Se il digitale riduce sonno, movimento, studio, gioco e relazioni reali, aumenta il rischio di effetti negativi. Se invece è usato in modo equilibrato, supervisionato e con finalità educative o sociali, può essere uno strumento utile per la crescita.

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