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Domande e risposte

Chirurgia estetica negli adolescenti

Mia figlia di 16 anni si è fissata di voler ritoccare il naso, eppure non è affatto brutto. E’ vero che per legge non può farlo fino a 18 anni?

Risponde la SIMA — Dott. Carlo Alfaro.

Legalmente, in Italia la rinoplastica può essere eseguita anche prima dei 18 anni con il consenso dei genitori; tuttavia, nella maggior parte dei casi si preferisce attendere il completamento dello sviluppo fisico e psicologico dell’adolescente. L’indicazione all’intervento in età adolescenziale richiede infatti una valutazione attenta della maturità del ragazzo, delle motivazioni che sostengono la richiesta e del completamento dello sviluppo cranio-facciale. Dobbiamo tener presente che dietro l’intolleranza verso un presunto o reale difetto fisico può celarsi un bisogno più profondo che noi adulti abbiamo il compito di comprendere e interpretare, al fine di tutelare adeguatamente l’adolescente. In una società fortemente influenzata dai social media, l’immagine corporea assume un ruolo centrale nella costruzione dell’identità personale, esponendo i giovani a modelli estetici spesso irrealistici e difficilmente raggiungibili. Il confronto continuo con immagini filtrate e standard di bellezza omologati può accentuare insicurezze e vulnerabilità tipiche dell’età evolutiva, alimentando una crescente discrepanza tra il corpo reale e quello percepito. In questo contesto, la richiesta di un intervento estetico potrebbe non derivare necessariamente da un’esigenza oggettiva di correzione, ma rappresentare la manifestazione di un disagio più profondo, legato all’autostima, al bisogno di accettazione e alle dinamiche relazionali. Comprendere il significato sotteso a tali richieste consente di accompagnare adolescenti e famiglie verso una maggiore consapevolezza, prevenire scelte inappropriate e promuovere un percorso realmente orientato al benessere psicologico e alla crescita armonica del ragazzo.

Prevenire le malattie croniche

Sono una nonna di 69 anni e soffro di tiroide, diabete, ipertensione e colesterolo alto oltre ad avere sintomi di depressione e ansia; assumo tante pillole dalla mattina alla sera e faccio frequenti controlli con visite e analisi. Ho avuto il dono dalla vita di avere nove nipoti che ora hanno tra i 17 e i due anni e mi riempiono l’esistenza. Vorrei che a loro fosse risparmiato di avere le malattie croniche che sono toccate a me. Esiste davvero una prevenzione ora che sono piccoli?

Risponde la SIMA — Dott. Carlo Alfaro.

Le evidenze scientifiche dimostrano che stile di vita, comportamenti e cure personalizzate sin dall’infanzia e l’adolescenza possono prevenire e mitigare le malattie croniche non trasmissibili dell’età adulta. Esiste un’organizzazione sanitaria, ELMO (European Lifestyle Medicine Organization), fondata alla fine del 2016 a Ginevra, che promuove la “Lifestyle Medicine”, una nuova disciplina che parte dall’assunto che le malattie non trasmissibili sono in gran parte determinate da fattori di rischio comportamentali modificabili, legate ad alimentazione scorretta, inattività fisica, stress, esposizione a tossici, inquinanti, infezioni. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, oltre il 60% delle morti globali è attribuibile a patologie croniche non trasmissibili e fino all’80% delle malattie cardiache premature, degli ictus e del diabete di tipo 2 potrebbe essere prevenuto modificando i fattori di rischio attraverso interventi sullo stile di vita. Cosa fare, in concreto, per i suoi nipoti? Ottimizzare l’alimentazione, facendo riferimento al modello della dieta mediterranea; gestire il peso, evitando sovrappeso/obesità; coltivare l’attività fisica; eseguire tutti i vaccini, obbligatori e raccomandati; curare l’igiene del sonno; concentrarsi sul benessere emotivo limitando lo stress e implementando le relazioni sociali; preservare la salute sessuale e la fertilità; evitare l’uso di tabacco, alcol e sostanze e l’esposizione ambientale a tossici. Le abitudini quotidiane possono diventare vere e proprie strategie mirate per garantire la salute futura.

Dipendenza dal digitale: videogiochi e social sono la stessa cosa?

Sono una mamma di due ragazzi di 15 e 13 anni. I miei figli sono molto appassionati di videogiochi, ma non tanto di social media. Vedo che spesso, quando si parla di rischi del digitale, videogiochi e social vengono accomunati: secondo me i miei figli non sono dipendenti, è solo che gli piace giocare. Invece chi è fissato con i social mi sembra più dipendente.

Risponde la SIMA — Dott. Carlo Alfaro.

Videogiochi e social media vengono spesso trattati assieme nell’ambito dei rischi del digitale, ma dal punto di vista psicologico e neurocognitivo funzionano in modo differente. Entrambi i tipi di intrattenimento possono rubare tempo ad attività importanti, come sonno, studio, sport e relazioni, interferire con i sistemi di ricompensa generando comportamenti compulsivi ed essere sempre accessibili online.

Tuttavia, i videogiochi richiedono una partecipazione più attiva, mentre i social puntano maggiormente sull’ottenere la visibilità e l’approvazione degli altri. Entrambi però possono creare dipendenza se usati in modo eccessivo.

Dieta vegetariana in adolescenza: può creare problemi?

Siamo genitori di un ragazzo di 15 anni e abbiamo un dubbio: nostro figlio sta manifestando da qualche tempo l’idea di passare a una dieta vegetariana. Siamo preoccupati che questo possa avere conseguenze sulla sua salute e vorremmo il vostro aiuto per chiarirci le idee.

Risponde la SIMA — Prof. Andrea Vania.

Gentili genitori, i vostri dubbi sono comprensibili, e la risposta non è univoca. Per prima cosa, essendo vostro figlio ormai in piena adolescenza — immagino da un po’ — avrete ormai capito che questa è l’epoca del bianco e nero senza sfumature, delle scelte guidate da varie motivazioni che a volte a noi adulti sfuggono e delle decisioni che tante volte ci paiono frettolose e non ponderate.

Detto questo, non è la scelta che il vostro ragazzo vuol fare ad essere in sé problematica, ma molto dipende, rispetto a possibili effetti sulla salute, dalla tipologia di alimentazione vegetariana che intende abbracciare, dato che parliamo di un’ampia gamma di possibili varianti.

Le forme meno estremizzate, quali l’alimentazione latto-ovo-vegetariana, latto-vegetariana o pesco-vegetariana, difficilmente creano problemi di salute, anche se sarebbe bene confrontarsi, almeno in fase iniziale, con un nutrizionista esperto di quest’area, per capire l’eventuale necessità di una qualche integrazione periodica per specifici micronutrienti.

Diversa è la situazione per le forme più estreme, come veganismo, crudismo e macrobiotica vegana: lì il confronto con un nutrizionista è essenziale per evitare danni a un organismo tuttora in crescita, ed è un confronto da mantenere nel tempo, per valutare la crescita, lo sviluppo, gli esami di laboratorio, l’andamento della dieta e l’aderenza all’uso degli integratori, qui sempre necessari.

Un’attenzione va data, infine, all’andamento del peso: cali di peso importanti dopo l’adozione di uno di questi stili alimentari vanno sempre valutati con attenzione.

Food addiction: come aiutare un adolescente?

Mia figlia, 16 anni, non vuole saperne di tenere una dieta corretta. Tende a mangiare in maniera incontrollata cibi spazzatura, ricchi di zuccheri o grassi, e non le piace quasi nulla di cibo salutare. È leggermente in sovrappeso ma non se ne cura. Il suo medico ha parlato di “food addiction”, una forma di dipendenza comportamentale. Come possiamo convincerla?

Risponde la SIMA — Dott. Carlo Alfaro.

Non è probabile riuscire a convincere un adolescente a mangiare meglio con ragionamenti, prediche, proibizioni o pressioni. La “food addiction”, sospettata dal suo medico, è la dipendenza da alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sale, sulla base di meccanismi simili a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze.

I segni tipici includono: perdita di controllo della quantità di cibo ingerito; desiderio intenso e irrefrenabile, o craving; tentativi ripetuti e falliti di limitarsi; consumo nonostante conseguenze negative; ricerca continua di cibi altamente palatabili e gratificanti.

In questi giovani, la fame smette di essere uno stimolo biologico per rispondere a richiami emotivi. In età adolescenziale, dal punto di vista neurobiologico, il sistema della ricompensa dopaminergica cerebrale è molto attivo, mentre la capacità di autocontrollo e pianificazione è ancora in fase di maturazione e prevale l’impulsività. Ne consegue che la gratificazione immediata pesa più del pensiero delle conseguenze future sulla salute, cui restano alquanto indifferenti.

Un’altra caratteristica degli adolescenti è l’oppositività alle regole imposte, per affermare la propria identità e differenziarsi dai genitori nell’ottica di guadagnare autonomia. Per questo, i tentativi degli adulti di correggere la dieta spesso rinforzano i comportamenti sbagliati e possono peggiorare il rapporto con il cibo.

All’adolescente premono di più le conseguenze immediate: provate a spiegare gli effetti degli alimenti su digestione, pelle, sonno, energia e risultati scolastici. Fate inoltre in modo che in casa non ci sia disponibilità di cibi industriali e date il buon esempio con un’alimentazione corretta e attenta. Uno psicologo potrà aiutare la ragazza a comprendere le cause emotive del suo rapporto con gli alimenti, quale possibile strategia di risposta disfunzionale a un qualche suo disagio.

Energy drink: quanto sono rischiosi sotto i 18 anni?

Mio figlio ha 17 anni e quando esce il sabato sera consuma una o due lattine di energy drink perché dice che gli danno energia e combattono la stanchezza e il sonno. È davvero così pericoloso? Devo proibirglielo o basta che si limiti a non oltre due lattine a sera?

Risponde la SIMA — Dott. Carlo Alfaro.

In realtà, viene raccomandato di evitare il consumo di energy drink sotto i 18 anni, sebbene in Italia non esista ancora un limite di età per l’acquisto di queste bevande. Pur non essendo alcoliche, sono rese pericolose dal contenuto elevato di caffeina e da altre sostanze stimolanti come taurina, guaranà, ginseng e L-carnitina, che possono avere un effetto sinergico e nocivo su cervello e cuore.

Naturalmente gli effetti tossici aumentano se si assume altra caffeina durante la giornata, come caffè, Coca-Cola o tè, e soprattutto se si associa il loro consumo ad alcol. Spiegategli, oltre ai rischi tossici per la salute — palpitazioni, affanno, tremori, ansia e perdita di autocontrollo — che in realtà gli energy drink non eliminano la stanchezza, ma la mascherano temporaneamente, creando un sonno lucido che riduce la capacità di reazione e autoregolazione.