La Guida dei pediatri “Oltre lo sguardo” non è piaciuta a Marina Terragni, Garante Infanzia

Marina Terragni, titolare dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha criticato pubblicamente la Guida della Società Italiana di Pediatria (SIP) e dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) “Oltre lo sguardo” (“Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente”).

La Terragni interviene innanzitutto sulla gestione dei minorenni che non si riconoscono nel proprio genere biologico: “Almeno in 8 casi su 10, il momento di incertezza sul proprio genere si risolve spontaneamente nel passaggio all’adolescenza. Si tratta di dare tempo al tempo e di fornire un sostegno psicologico, se necessario”. In realtà, la Guida dice proprio questo: lasciare libero il minore di esplorare e capire se stesso e la sua identità. La Guida non vuole fornire protocolli o prescrizioni: offre ai pediatri conoscenze di base e strumenti relazionali sul tema minoranze di genere o sessuali, in modo che bambini, adolescenti e famiglie che incontrano dubbi o difficoltà possano essere accompagnati da professionisti adeguatamente formati ad accogliere senza pregiudizi discriminazione.

L’atteggiamento “affermativo” nei confronti della varianza di genere nasce dagli standard di cura di Wpath (World Professional Association for Transgender Health), che la Garante critica: ” Sono protocolli da tempo oggetto di discussione, dopo lo scandalo dei cosiddetti Wpath Files, per i quali è in corso un’azione legale da parte della Federal Trade Commission americana che accusa Wpath di frode nei confronti dei consumatori per aver fatto affermazioni false o non supportate da prove scientifiche sul trattamento dei minori”. I Wpath Files sono una serie di documenti interni e messaggi trapelati nel 2024, in cui i membri ammettevano i limiti e i gravi rischi dei trattamenti di transizione di genere sui minori, inclusa la sterilità e la perdita della funzione sessuale, pur continuando a definirli sicuri e necessari in pubblico. In realtà, però, i Wpath continuano ad essere uno dei principali riferimenti internazionali in campo scientifico per la gestione sanitaria delle persone trans

La Terragni ha molti dubbi sull’approccio affermativo per i minori, compreso l’avvio di carriere alias, per cui si intende il permesso alla persona transgender di utilizzare il nome scelto da loro (in base alla propria identità di genere) a scuola o sul lavoro, al posto di quello anagrafico: “Il monumentale rapporto Cass del 2024, revisione indipendente commissionata dal governo inglese sulla disforia di genere nei minori, ha chiarito che la transizione sociale dei bambini in età prepuberale debba essere valutata con prudenza, potendo favorire il successivo percorso di ‘terapia affermativa’. La guida di Sip e Acp non sembra considerare documenti istituzionali che negli ultimi anni hanno profondamente ridisegnato il dibattito internazionale, quali la già menzionata Cass Review del Regno Unito, le nuove linee guida finlandesi e svedesi, e il rapporto del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti (HHS), tutti accomunati dal richiamo alla prudenza, alla valutazione multidisciplinare e alla tutela del diritto del minore. Nel 2024 anche l’European Academy of Paediatrics (Eap) ha pubblicato un documento di consenso nel quale richiama ripetutamente il principio del ‘diritto del minore a un futuro aperto’, affermando che ogni intervento suscettibile di condizionare stabilmente il percorso evolutivo del bambino deve essere valutato con particolare cautela. La riflessione critica sulla terapia affermativa ha condotto alla chiusura di centri specializzati che in passato hanno trattato migliaia di minori: dalla Tavistock Clinic di Londra al Karolinska Institute di Stoccolma fino al Center for Transyouth Health and Development, una delle più grandi cliniche di settore presso il Children’s Hospital di Los Angeles.” In realtà, anche l’European Academy of Paediatrics, indica che l’affermazione sociale non medicalizzata può essere un approccio sicuro e che sembra contribuire al benessere psicologico dei minori gender variant. Il compito dei professionisti è accompagnare le possibili traiettorie evolutive, senza anticiparne l’esito e senza svalutare ciò che il bambino o l’adolescente esprime in una determinata fase della propria vita. È quindi necessario evitare letture deterministiche e lasciare aperte le diverse possibilità evolutive. La prudenza consiste proprio nel non imporre né una traiettoria affermativa né una traiettoria orientata al ritorno al genere assegnato alla nascita, ma nel mantenere uno spazio di ascolto e accompagnamento.

La Terragni osserva anche una disparità da parte della Guida nell’atteggiamento verso minori intersex e verso quelli gender variant: “Si suggerisce opportunamente di adottare un principio di precauzione per i minori intersex, termine ombrello che descrive le possibili variazioni congenite delle caratteristiche sessuali: non è chiaro, dunque, per qual ragione la strategia prudenziale non valga anche e a maggior ragione per i minori con varianza di genere”. In realtà, in entrambi i casi si consiglia di rispettare il minore. Nel caso delle variazioni congenite delle caratteristiche sessuali, il principio di precauzione riguarda l’opportunità di rinviare interventi medico-chirurgici irreversibili quando non siano necessari per tutelare la vita o la salute del bambino. Nel caso della varianza di genere, non si propone alcun intervento medico, ma ascolto, accoglienza e sostegno al minore e alla famiglia, con l’invio ai servizi specialistici quando siano presenti disforia (sofferenza clinicamente significativa).

La Garante fa notare anche che: “la guida include anche l’orientamento sessuale e l’omogenitorialità ridefinendo la gestazione per altri, vietata dalla legge italiana, come ‘gestazione di sostegno’, senza peraltro fare riferimento al divieto vigente”. Orientamento affettivo non eterosessuale e omogenitorialità in realtà sono situazioni che oggi i pediatri incontrano nella pratica clinica quotidiana, per cui serve conoscere i possibili bisogni di queste persone per garantire un’assistenza rispettosa e non discriminatoria.

Infine, la Terragni sottolinea il rischio che l’incongruenza di genere nasconda in realtà comorbidità psichiatriche: “Recentemente, le Nazioni Unite in un rapporto curato da Reem Alsalem, Special Rapporteur contro la violenza su donne e ragazze, hanno rilevato che le probabilità di essere diagnosticati con disforia di genere sono tre volte maggiori per bambini e adolescenti con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e hanno classificato tra le violenze di genere la transizione sociale e medica dei bambini con le sue conseguenze a lungo termine e dannose. In forza di ciò Alsalem ha chiesto il divieto di transizione legale e sociale dei bambini”. Anche questo è un argomento molto dibattuto ma la maggior parte delle evidenze scientifiche rigettano l’ipotesi che la disforia di genere possa essere un effetto di neurodivergenza, contagio sociale o influenza dei pari e dei social.

In ogni caso, il dibattito sollevato dalla Guida è un’occasione utile per un confronto scientifico aperto, rispettoso e non di carattere ideologico tra tutte le istanze e vedute, nel comune obiettivo di garantire ascolto, protezione, appropriatezza dell’assistenza e rispetto della dignità di ogni minore, adottando un approccio prudente, individualizzato e fondato sulle migliori evidenze disponibili.

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