Autolesionismo, gli algoritmi dei social espongono gli adolescenti a contenuti sensibili

Uno studio dell’Università di Oxford pubblicato su Nature Mental Health, che ha analizzato i dati dell’OxWell Student Survey, una delle più ampie indagini sul benessere psicologico dei giovani, rivela che gli algoritmi dei social media potrebbero esporre gli adolescenti a contenuti legati all’autolesionismo, anche quando questi non vengono cercati attivamente.

I ricercatori hanno esaminato le risposte di oltre 32.000 studenti inglesi tra gli 11 e i 18 anni raccolte all’inizio del 2025, chiedendo se nell’ultimo mese si fossero imbattuti in contenuti riguardanti l’autolesionismo, con quale frequenza e attraverso quali modalità. I risultati mostrano che il 34,5% degli adolescenti ha visualizzato questo tipo di materiale almeno una volta nel mese precedente.

Nella maggior parte dei casi, 72,9%, i ragazzi non lo avevano cercato deliberatamente: i contenuti erano comparsi spontaneamente nei loro feed, suggeriti automaticamente dagli algoritmi delle piattaforme.

I ricercatori hanno anche trovato che gli adolescenti esposti a contenuti sull’autolesionismo presentavano livelli mediamente più elevati di disagio psicologico rispetto ai coetanei che non avevano incontrato questi materiali. L’associazione è emersa indipendentemente dalla modalità di esposizione: anche chi aveva visto tali contenuti esclusivamente perché suggeriti dagli algoritmi riportava punteggi più alti per ansia, depressione e senso di isolamento.

Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto. I risultati non dimostrano che la semplice visualizzazione di questi contenuti provochi un peggioramento della salute mentale. È infatti possibile che i ragazzi già più vulnerabili, o che stanno vivendo difficoltà emotive, abbiano maggiori probabilità di usare le piattaforme social, imbattersi in questo tipo di materiale o di soffermarsi su di esso. Ma dovrebbero essere le piattaforme a non inserirlo negli algoritmi proposti ai giovani.

Vai all’articolo