La pubblicazione di “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente”, la prima guida pediatrica italiana realizzata dalla Società italiana di Pediatria (Sip) e dall’Associazione Culturale Pediatri (Acp) sui temi dell’identità di genere, dell’orientamento affettivo e sessuale e dell’accoglienza delle differenze nei percorsi di cura, ha destato dibattito e polemiche. Tuttavia, molti la criticano in maniera teorica, non avendo esperienza diretta delle tematiche che vi sono trattate. Il nocciolo della questione è che la Guida ha una impostazione “affermativa”, ossia di accoglienza, rispetto e sostegno delle identità non maggioritarie, in contrapposizione ai modelli “correttivi” o di riparazione, volti ad allineare forzatamente l’identità della persona a quella della maggioranza. In questo articolo, alcuni esperti che hanno letto la guida Oltre lo sguardo esprimono il loro parere professionale.
Barbara Urdanch, pedagogista: “L’inclusione dei minori parte dall’ambiente educativo, dal linguaggio e dall’accoglienza. La Guida mira a questo: suggerisce al pediatra di ascoltare, usare parole che non feriscano, riconoscere un eventuale disagio e, quando serve, indirizzare a chi ha competenze specialistiche. Stimola a creare per tutti i bambini un ambiente che riconosce, rispetta, protegge, mentre sappiamo che un contesto ostile, il rifiuto, la derisione, il sentirsi sbagliati hanno effetti pesanti sullo sviluppo, sull’autostima e sulla salute. Non si tratta di plasmare, ma di fare spazio. E di non lasciare soli. Come scriveva Danilo Dolci ‘ciascuno cresce solo se sognato’. Una guida come questa, in fondo, chiede solo che nessun bambino e nessuna bambina resti fuori da quel sogno”.
Anna Nardoni e Angela Angelastro, psicologhe-psicoterapeute: “I bambini prendono consapevolezza della propria identità personale a tre o quattro anni. Ma è un processo esplorativo, che si consolida solo nella preadolescenza e nell’adolescenza. Importante per loro è ricevere ascolto, inteso come validazione dell’esperienza soggettiva: il bambino che porta un vissuto, qualunque esso sia, ha bisogno di sapere che ciò che sente viene preso sul serio. Il sentirsi non riconosciuti è un fattore di rischio per l’isolamento e la sofferenza psicologica nei minori, ma il riconoscimento non implica alcuna presa di posizione sul contenuto specifico di quel vissuto. Se il vissuto viene negato, non ne avverrà la scomparsa, quanto la sua sommersione”.
Elisabetta Ferrari, referente dell’associazione GenderLens e autrice di libri: “L’accoglienza alle differenze negli studi pediatrici, che sono i luoghi di confronto, di supporto e di cura a cui le famiglie si rivolgono, è un valore importante. Avere a disposizione materiale informativo, con un linguaggio rispettoso e corretto per approcciarsi a questa realtà è un primo passo per il pediatra, vista la mancanza di un insegnamento strutturato e obbligatorio della medicina di genere e della salute psico-fisica correlata agli orientamenti sessuali e all’identità di genere nei percorsi universitari. Un approccio affermativo significa lasciare a queste giovani persone la possibilità di esplorare ed esprimere se stesse nei loro percorsi di crescita, riconoscendo loro spazi sicuri, rispettosi e ampi dove possano manifestare serenamente la propria unicità. L’invito della Guida è ad accompagnare, sostenere e rispettare”.
