Ogni anno il 26 giugno si celebra la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, emerge che nel 2025 quasi 350mila studenti under 18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%).
Cannabis e cocaina continuano a rappresentare le sostanze più diffuse, mentre si osserva una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza come cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi e di nuove sostanze psicoattive (Nps), rinvenibili nel dark web, di cui ne sono state censite 92 inedite. Di psicofarmaci assunti senza prescrizione medica hanno fatto uso quasi 180mila minorenni (11%) nel 2025, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze.
Tra gli studenti di 15-19 anni si osserva aumento dei consumi di numerose sostanze, tra cui stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina. Rilevante il fenomeno dell’uso combinato di sostanze.
Per la Giornata 2026 la Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) ha lanciato la campagna nazionale “Noi insieme – Il filo rosso della vita”, un’iniziativa che mette al centro il valore delle relazioni, della cura e della comunità.
Luciano Squillaci, presidente della Fict, spiega: “La fotografia emersa dalla Relazione al Parlamento è preoccupante. Le droghe in età evolutiva fanno danni irreparabili, nel cervello creano dei problemi biologici che non si recuperano più. Ai Pronto Soccorso arrivano anche ragazzini di 12 anni che hanno fatto uso di sostanze, in modo particolare dei catinoni sintetici. Obiettivo della campagna che la Fict ha lanciato per la Giornata internazionale è mettere la relazione umana alla base del percorso, che sia preventivo, riabilitativo, di cura. La grande sfida oggi è moltiplicare sul territorio i punti di accesso ai servizi: oltre ai SerD e le comunità terapeutiche, che intercettano solo una persona su 5 tra quelle che ne avrebbero bisogno, servirebbe che anche i Comuni, i centri di aggregazione, le scuole diventassero altrettanti punti di accesso”.
