Gli adolescenti che consumano cannabis presentano un rischio significativamente più alto di sviluppare disturbi psichiatrici entro la giovane età adulta, secondo uno studio longitudinale pubblicato su JAMA Health Forum. La ricerca, condotta su 463.396 adolescenti statunitensi di età compresa tra 13 e 17 anni e seguiti fino ai 26 anni, suggerisce un’associazione tra l’esposizione in adolescenza e l’incremento di specifici esiti clinici.
I ricercatori hanno osservato che l’uso di cannabis nell’ultimo anno di adolescenza era associato a un rischio raddoppiato di episodi psicotici e di disturbo bipolare, oltre a un aumento del rischio per episodi depressivi e disturbi d’ansia. I risultati si inseriscono in un contesto più ampio di evidenze scientifiche riguardanti la vulnerabilità neuropsichiatrica in fase evolutiva.
La cannabis è la droga illecita più diffusa tra gli adolescenti negli Stati Uniti. Secondo i dati del Monitoring the Future, il consumo cresce con il livello scolastico: si passa da circa l’8% in ottava classe fino al 26% nell’ultimo anno delle superiori. In parallelo, il National Survey on Drug Use and Health (2024) riporta che oltre il 10% dei teenager di età compresa tra 12 e 17 anni dichiara di averne fatto uso nell’ultimo anno.
Un ulteriore elemento di attenzione è la potenza dei prodotti: i livelli medi di THC nei fiori di cannabis californiani superano oggi il 20%, mentre i concentrati possono superare anche il 95%, valori molto più elevati rispetto a quelli osservati in decenni precedenti. Questa maggiore concentrazione della componente psicoattiva potrebbe contribuire a intensificare i potenziali effetti avversi.
Lo studio si aggiunge a una crescente mole di evidenze sul fatto che l’uso di cannabis in adolescenza possa associarsi a conseguenze potenzialmente dannose a lungo termine sulla salute mentale.
