Adolescenti e nuove vulnerabilità: il Pediatra di Famiglia guida la transizione verso l’età adulta

Un aumento delle fragilità emotive, l’emergere di nuove dipendenze, disturbi alimentari che colpiscono sempre prima e un rapporto con il digitale spesso ambivalente: opportunità da un lato, potenziale rischio dall’altro.

È il quadro attuale dell’adolescenza su cui si è concentrata la tavola rotonda “Adolescenti fragili: la transizione di supporto del pediatra di famiglia”, organizzata nell’ambito del 20° Forum Risk Management in Sanità di Arezzo.

L’incontro ha evidenziato come il passaggio dall’infanzia alla maggiore età rappresenti una fase densa di cambiamenti – fisici, psicologici e sociali – che richiedono un presidio competente e costante.

Il Pediatra di Famiglia, per la sua prossimità e la continuità della relazione, è spesso il primo interlocutore chiamato a riconoscere i segnali precoci del disagio. “Al giorno d’oggi, l’adolescenza è una terra di mezzo molto più complessa rispetto al passato e il Pediatra di Famiglia è spesso la prima porta a cui i ragazzi e le famiglie bussano, anche quando il problema appare ‘non medico’ – spiega Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP e co-coordinatore della tavola rotonda – Per questo dobbiamo rafforzare la nostra capacità di ascolto, di lettura dei segnali di disagio e di lavoro in rete con neuropsichiatria, psicologia, scuole, servizi sociali e famiglie.

La prevenzione passa da una presa in carico precoce, continua e multidisciplinare”.

Il dibattito ha messo in luce come la transizione verso l’età adulta richieda un accompagnamento che integri competenze diverse, in sinergia con la rete territoriale.

Raccolta dei segnali, orientamento ai servizi, sostegno alla famiglia e collegamento con le strutture specialistiche sono gli elementi chiave di un modello che punta a prevenire più che curare.

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