Il sondaggio “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sui propri canali social, che ha coinvolto oltre 4 mila persone, mostra una buona capacità di riconoscere le false credenze sull’alimentazione: il 93% boccia le diete senza carboidrati e il 90% i prodotti light come scorciatoia per dimagrire; il 77% ha risposto correttamente alla domanda relativa al consumo di frutta dopo i pasti, riconoscendo che non esistono evidenze scientifiche che ne sconsiglino l’assunzione, e il 74% ha correttamente indicato che lo zucchero di canna è equivalente allo zucchero bianco dal punto di vista nutrizionale. Persistono però incertezze sul glutine: solo il 67% dei partecipanti ha riconosciuto che il glutine è dannoso esclusivamente per le persone affette da celiachia. Per aiutare i cittadini a orientarsi nel panorama dell’informazione online, il Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’ISS ha realizzato un decalogo:
1 – Diffida delle soluzioni semplici, veloci e miracolose a problemi complessi come l’eccesso ponderale
2 – Chiediti: da dove viene l’informazione?
3 – Attenzione al linguaggio emotivo: parole sensazionalistiche sono sospette di falsità
4 – Non confondere esperienza personale (testimonianza) con evidenza scientifica (si basa su prove certe)
5 – Fai attenzione alle informazioni parziali, incomplete, decontestualizzate
6 – Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower): non sono sinonimo di verità
7 – Non rimanere nella tua “bolla” cercando post di conferma di quello in cui credi (il cosiddetto confirmation bias). Il “cherry-picking” (letteralmente raccolta delle ciliegie) indica il selezionare intenzionalmente solo i dati, le prove o le informazioni che supportano la propria tesi, ignorando deliberatamente tutto ciò che la contraddice.
8 – Controlla se esiste consenso scientifico (un singolo studio che sostiene una teoria non basta)
9 – Rifletti prima di condividere
10 – Allena il pensiero critico, utilizzando il cosiddetto “prebunking”, ossia il contrasto preventivo alla diffusione della disinformazione.
Gli adolescenti, massimi fruitori del web e particolarmente sensibili alle news su salute e benessere personale, sono una fascia a rischio per l’esposizione a messaggi errati sull’alimentazione.
