Nel Volume 23, n. 2/3, 2025 della Rivista Italiana di Medicina dell’Adolescenza, è pubblicato l’articolo “La controversia sulla disforia di genere ad insorgenza rapida”, a firma di Carlo Alfaro, Pediatra di famiglia, Asl Napoli 3 Sud, Sorrento (Napoli), e Massimo Di Grazia, Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo, Ausl Romagna, Chirurgia Pediatrica, Ospedale Infermi (Rimini). Il dibattito sulla cosiddetta disforia di genere a insorgenza rapida (Rapid Onset Gender Dysphoria, ROGD) viene analizzato con rigore da Carlo Alfaro e Massimo Di Grazia.
L’articolo ricostruisce le origini dell’ipotesi, le sue criticità metodologiche e l’assenza di conferme negli studi successivi, evidenziando i rischi di semplificazioni teoriche che possono ostacolare la tutela delle persone transgender. Il lavoro offre una sintesi equilibrata che invita i professionisti alla prudenza, al rispetto della complessità e al sostegno di percorsi di cura appropriati.
La definizione di “disforia di genere a insorgenza rapida” (Rapid Onset Gender Dysphoria, ROGD) si riferisce a un ipotetico sottotipo di disforia di genere (Gender Dysphoria, GD) che si manifesta apparentemente all’improvviso per la prima volta durante la pubertà, o poco dopo, nella prima età adulta, in soggetti che fino a quel momento non ne avevano dato alcun segnale.
L’ipotesi cerca di dare una spiegazione all’aumento di adolescenti che chiedono percorsi di affermazione di genere e alla quota elevata di persone assegnate al sesso femminile alla nascita (AFAB) in questa fascia di età. Il sospetto dei fautori della teoria è che un sottoinsieme di questi giovani—soprattutto nate donne—possano realizzare un erroneo riconoscimento della propria identità come transgender a causa di contagio sociale e tra pari oppure per una risposta disfunzionale di adattamento a condizioni di stress emozionale.
Sebbene suggestiva, la teoria è stata ampiamente criticata per errori e bias nello studio che la supporta (che è stato pertanto anche sottoposto a revisione e ri-pubblicazione) e non confermata da studi successivi che cercavano di riprodurne i risultati, oltre a essere giudicata dannosa per la tutela dei diritti delle identità transgender. La GD resta una sfida per la scienza e la società, nel difficile equilibrio tra depatologizzazione e garanzia di accesso a cure e supporto sanitario, entrambi necessari a queste persone per esprimere senza barriere la propria unicità.
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