Per la prima volta l’obesità ha superato il sottopeso tra bambini e adolescenti. È quanto emerge dall’ultimo rapporto pubblicato da UNICEF, che analizza l’andamento della malnutrizione nella fascia 5-19 anni a livello mondiale. L’analisi, basata sui più aggiornati database internazionali su crescita e stato nutrizionale infantile, evidenzia che 188 milioni di minori – 1 su 10 – vivono con obesità, mentre 391 milioni – 1 su 5 – sono in sovrappeso.
Dal 2000 a oggi la prevalenza dell’obesità tra i 5 e i 19 anni è passata dal 3% al 9,4%, triplicando in poco più di vent’anni. Nello stesso periodo il sottopeso è diminuito, scendendo da quasi il 13% al 9,2%. Oggi l’obesità supera il sottopeso in tutte le regioni del mondo, ad eccezione dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale.
In Italia la percentuale di bambini tra 5 e 19 anni con sovrappeso è scesa dal 32% nel 2000 al 27% nel 2022, ma la quota di bambini con obesità resta stabile al 10%.
La prevenzione deve iniziare sin dalla prima infanzia, attraverso la promozione dell’allattamento al seno. Alla base dell’aumento globale ci sono ambienti alimentari sempre più sbilanciati, con la diffusione di cibi ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi, sale e additivi, spesso più economici, più accessibili e più pubblicizzati rispetto agli alimenti freschi. Il marketing digitale amplifica il fenomeno, offrendo all’industria alimentare un accesso diretto al pubblico giovane attraverso social network, piattaforme di streaming e videogiochi.
L’obesità infantile è una condizione clinica complessa che aumenta il rischio di sviluppare precocemente insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. Ma l’impatto non è solo fisico: i bambini con obesità possono sperimentare stigmatizzazione, isolamento sociale e difficoltà psicologiche, con ricadute sul rendimento scolastico e sul benessere generale.
Senza interventi mirati, il rischio è la cronicizzazione del problema in età adulta, con un aumento del carico sanitario.
Consigli per le famiglie: coinvolgere i bambini nella spesa e nella preparazione dei pasti aiuta per costruire consapevolezza e autonomia; promuovere una relazione equilibrata con il cibo, evitando di usarlo come premio o punizione e insegnando a riconoscere i segnali reali di fame e sazietà; superare l’abitudine del “pulisci il piatto”; controllo delle porzioni; colazione equilibrata, ricca di fibre e nutrienti, per stabilizzare l’energia durante la giornata; attività fisica per almeno 60 minuti al giorno, limitando il tempo davanti agli schermi.
Contrastare l’obesità infantile non può essere una responsabilità esclusiva delle famiglie. Servono politiche che rendano accessibili e convenienti gli alimenti nutrienti, regolamentino la pubblicità rivolta ai minori e rafforzino l’educazione alimentare nelle scuole. La trasformazione dei sistemi alimentari è oggi una priorità di salute pubblica e di equità sociale. Garantire a ogni bambino il diritto a crescere in salute significa intervenire sull’ambiente in cui vive, studia e si alimenta, prima ancora che sulle sue scelte individuali.
