L’obesità è una patologia multifattoriale, influenzata da determinanti genetici, ambientali e sociali, e richiede governance sanitaria, integrazione tra discipline e un deciso superamento delle narrazioni colpevolizzanti.
Oltre un miliardo di persone nel mondo convive oggi con l’obesità e, secondo le proiezioni, entro il 2035 più della metà della popolazione globale potrebbe essere in sovrappeso o obesa. L’impatto economico stimato supera i 3,23 trilioni di dollari entro il 2030. Solo nel 2025 sono 543 milioni i bambini e gli adolescenti con eccesso ponderale, mentre ogni anno 1,7 milioni di decessi prematuri per malattie non trasmissibili sono attribuibili a sovrappeso e obesità.
In Italia, secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025 di IBDO Foundation, basato su dati ISTAT e Istituto Superiore di Sanità, l’11,8% degli adulti vive con obesità (era l’11,4% nel 2022), mentre il 36,1% è in sovrappeso. In età pediatrica, circa il 19% dei bambini di 8-9 anni è in eccesso di peso e il 9,8% presenta obesità, con un gradiente più marcato nel Mezzogiorno e nelle aree socio-economicamente fragili.
Con l’approvazione della Legge n.149/2024, l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto formalmente l’obesità come malattia cronica, includendola nei Livelli Essenziali di Assistenza. Parallelamente, l’inserimento nel Piano Nazionale della Cronicità e l’istituzione di un Fondo dedicato per il triennio 2025-2027 rafforzano l’impianto organizzativo e finanziario.
Presentata dalla Società Italiana dell’Obesità con il coinvolgimento di 20 organizzazioni, la Carta di Erice 2026 punta a uniformare la presa in carico, promuovere centri multidisciplinari regionali e assicurare accesso appropriato alle terapie, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche.
