Negli ultimi dieci anni, con un deciso picco post-pandemia da Covid-19, si è assistito a un marcato crollo della fiducia della popolazione verso la scienza. Un fenomeno che stupisce proprio per la sua trasversalità, essendosi manifestato quasi contemporaneamente in ogni continente. Nature cita un sondaggio inglese di gennaio 2026, secondo cui solo il 40% dei partecipanti dichiara di ritenere “generalmente vera” un’informazione scientifica. Allargando la lente a un bacino globale di utenti, l’Edelman Trust Barometer 2026 ha confermato che il 70% crede ci sia almeno un’affermazione falsa o non dimostrata su questioni scientifiche, come per esempio i benefici della vaccinazione pediatrica. Perché la sfiducia verso la scienza è cresciuta così tanto? Il fenomeno è legato a tre importanti linee direttrici:
1. La pandemia: incertezze, errori e discordia tra gli scienziati hanno creato paura tra l’opinione pubblica, e le regole e imposizioni (mascherine, lockdown e vaccini) opposizione e rabbia.
2. Il calo generale di fiducia verso le istituzioni.
3. La politicizzazione della scienza: l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tagliato, anche pesantemente, i fondi destinati alla ricerca, ha decretato l’uscita degli USA dall’Organizzazione mondiale della Sanità, ha screditato i medici e gli scienziati e influenzato l’indipendenza del National Institutes of Health. Anche nel resto del mondo, la politica sfrutta le paure inconsce del popolo per acquisire consenso. In Italia, il gruppo “No vax” è diventato talmente forte da fondare un Movimento Politico No Vax, che per la prima volta avrà due candidati alle elezioni comunali per i nuovi sindaci di Roma e Milano nel 2027.
