Secondo i dati OMS, tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti con uso problematico dei social media è salita dal 7% all’11%, con un impatto più marcato sulla popolazione femminile.
Il fenomeno si associa a riduzione del benessere psichico, disturbi del sonno, ansia, depressione e calo del rendimento scolastico. Inoltre, uno studio del 2025 ha documentato che l’esposizione frequente a contenuti autolesivi può associarsi a un aumento a breve termine di pensieri suicidari.
Nel Convegno “Connessioni pericolose? 2.0 Tecnologie digitali, adolescenti e salute mentale”, organizzato con il patrocinio della SINPIA – Società italiana di Neuropsichiatria infantile, si è sottolineato che la ripetizione di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una desensibilizzazione emotiva. Questo processo può indurre i minori a normalizzare l’aggressività, a percepire in modo distorto il rischio e le relazioni sociali, aumentando la vulnerabilità a cyberbullismo, sfide pericolose (challenge) e al contatto con community che promuovono comportamenti a rischio o alimentano disturbi neuropsichiatrici.
Gli esperti identificano tre dinamiche problematiche di particolare rilevanza clinica: 1) Effetto trigger: alcuni contenuti possono innescare comportamenti disfunzionali ad alto rischio in modo immediato, soprattutto nei ragazzi che già presentano isolamento o difficoltà emotive. 2) Contagio sociale: la spettacolarizzazione del dolore psichico può aumentare l’imitazione tra pari fragili. 3) Dinamiche di gruppo nelle community online: possono amplificare vulnerabilità preesistenti e disinibire il singolo attraverso meccanismi di rinforzo collettivo.
Il motivo dell’elevata esposizione dei minori risiede nella natura stessa del loro sviluppo: il cervello adolescenziale è strutturalmente più sensibile ai meccanismi di ricompensa e alla pressione sociale. Gli algoritmi sono progettati per massimizzare il coinvolgimento emotivo. Al tempo stesso, i social offrono anche opportunità positive: favoriscono il senso di appartenenza, contrastano l’isolamento, facilitano l’accesso a informazioni e supporto tra pari, stimolano la creatività e rappresentano un luogo di ascolto e confronto difficilmente sostituibile.
La SINPIA indica raccomandazioni concrete per le famiglie: non utilizzare i dispositivi come “pacificatori” o sostituti della relazione educativa; rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme ed evitare l’uso dei social prima della preadolescenza; preservare spazi offline nella vita quotidiana, evitando gli schermi durante i pasti e lasciando gli smartphone fuori dalla camera durante la notte per proteggere la qualità del sonno; osservare i segnali di allarme come insonnia, irritabilità, ritiro sociale o bisogno compulsivo di controllare le notifiche.
La sfida è non demonizzare la tecnologia, ma proteggere bambini e adolescenti da un uso non regolato tramite educazione digitale nei curricula scolastici, maggiore trasparenza algoritmica alle piattaforme, sistemi reali di verifica dell’età e costruzione di un ecosistema digitale sicuro attraverso un’alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni.
