2026: un’estate da cambiamento climatico

Nell’intervista, Andrea Masullo, direttore scientifico dell’organizzazione a tutela della Natura Greenaccord, afferma che il cambiamento climatico, di cui abbiamo sperimentato gli esiti in questa caldissima estate 2026, non rappresenta una situazione stabile e definita, ma un processo ancora in corso e in accelerazione, i cui effetti futuri non sono completamente prevedibili. Tuttavia, è possibile rallentarne l’evoluzione riducendo le emissioni di gas serra e abbandonando progressivamente i combustibili fossili.

Masullo spiega che fenomeni apparentemente opposti, come siccità prolungate e piogge torrenziali, sono entrambi conseguenze del riscaldamento globale: l’aumento dell’energia presente nell’atmosfera rende più frequenti e intensi gli eventi meteorologici estremi. Secondo l’esperto, l’Italia è ancora poco preparata all’adattamento climatico. È necessario ripensare città, infrastrutture e attività produttive, favorendo l’uso delle energie rinnovabili e creando più spazi verdi urbani per ridurre le isole di calore e proteggere la salute delle persone più vulnerabili.

Inoltre, più si ritarda il raggiungimento dell’obiettivo di zero emissioni di CO₂, maggiori saranno la frequenza e la gravità degli eventi estremi. Il cambiamento climatico sta già modificando il modo di vivere e di lavorare: l’agricoltura deve adottare tecniche più sostenibili e adatte ai nuovi scenari climatici, mentre il turismo invernale risente della scarsità di neve e molte località sciistiche sono costrette a riconvertirsi. Anche gli ecosistemi marini stanno cambiando a causa dell’aumento delle temperature del mare.

Per quanto riguarda incendi e disastri naturali, Masullo sottolinea l’importanza della prevenzione e di una migliore gestione del territorio. Investire in misure preventive è meno costoso e più efficace che intervenire solo dopo le emergenze. Infine, evidenzia che la risposta politica globale è ancora troppo lenta rispetto alla gravità del problema. Alcuni Paesi industrializzati stanno rallentando gli impegni per la riduzione delle emissioni e il sostegno ai Paesi più poveri, che spesso subiscono le conseguenze peggiori della crisi climatica pur avendo contribuito poco a causarla.

Secondo Masullo, i media hanno un ruolo fondamentale: devono informare in modo rigoroso e responsabile, contrastando il negazionismo climatico e aiutando cittadini e decisori politici a comprendere la necessità di una rapida transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili.

Vai all’articolo